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13 febbraio 2018 2 13 /02 /febbraio /2018 22:11
Non è una novità

 
 
| Italia
12 FEB 2018

Io sono di Corridonia, il paese della Pars, la comunità di recupero da cui è fuggita Pamela, la giovane uccisa e fatta a pezzi, e anche il paese dove Luca Traini, che la voleva vendicare con una strage di persone di colore, si è candidato per la Lega. E ho frequentato il liceo scientifico a Macerata, il paese sulla collina di fronte. La vita in quegli anni si divideva fra Corridonia e Macerata: tutto questo per dire che quella è casa mia. Ci torno per il pellegrinaggio Macerata - Loreto dove – come veniva ricordato anche in questi giorni – per 100.000 persone in cammino notturno, 80 agenti bastano e avanzano, mentre per i 20.000 “antifascisti” di sabato scorso, la città era blindata da più di mille agenti (e anche questo qualcosa vorrà pur dire).

Ho vissuto con incredulità questi ultimi giorni, guardando in televisione luoghi familiari, da sempre sinonimo di una noiosa tranquillità, trasformati in quello che abbiamo visto. E tutto mi è sembrato surreale.

Invece di aprire gli occhi e cominciare finalmente a guardare il fiume di droga a basso prezzo che invade le nostre città e avvelena tanti giovani, nell’indifferenza collettiva; invece di aprire gli occhi e guardare il fallimento totale della cosiddetta “accoglienza” degli immigrati, perseguita senza considerare i rischi di una “accoglienza” senza prospettive reali di inserimento; invece di aprire le orecchie e cominciare ad ascoltare il malessere della gente, senza tacciare di “razzista xenofobo” chi chiede alle istituzioni rispetto delle regole e sicurezza minima per vivere, per cui paga pure le tasse; invece di aprire occhi e orecchie ascoltando chi, da quelle parti, provato dalla grande crisi economica che ha fatto chiudere centinaia di piccole imprese, aspetta ancora gli aiuti post-terremoto; ecco, invece di iniziare finalmente a guardare in faccia tutto questo, e dare un giudizio onesto, che si fa? Una manifestazione contro il fascismo! E perché non anche contro i nazisti, visto che ci siamo? E verrebbe da dire, provocatoriamente: perché no contro i lanzichenecchi? E i feroci Unni, dove li lasciamo? 

Come ha scritto Galli della Loggia sabato sul Corriere, ripreso da Antonio Socci ieri su Libero, “In Italia non esiste alcun pericolo fascista. Non esiste alcuna <marea nera> che sale”.

Indicare il fascismo come il Grande Nemico non è, in verità, faccenda degli ultimi mesi. Già Pier Paolo Pasolini, con la sua incomparabile capacità di leggere la realtà nelle sue pieghe più profonde, in una sua lettera a Alberto Moravia, del 1973, scriveva: “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”.

Quel “consumismo” di Pasolini che potremmo forse dire meglio, cinquanta anni dopo, con la parola “nichilismo”: la perdita del valore e del significato di quel che facciamo. In questa campagna elettorale confusa e sgangherata, la politica ha la drammatica occasione di mostrarsi “la forma più alta della carità”, per usare un’espressione di Paolo VI, se accetta di ripartire da quanto successo nel piccolo paese marchigiano, guardando la cruda realtà dei fatti, giudicandola con onestà intellettuale, e soprattutto chiedendosi e chiedendoci ad alta voce quale tipo di società vogliamo costruire, e quali sono le sue indispensabili fondamenta.

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26 gennaio 2018 5 26 /01 /gennaio /2018 21:35
Le mille domande degli adolescenti

Scegliere in che modo continuare gli studi dopo aver ottenuto la maturità per i giovani di oggi è sempre più complicato: una giungla di proposte. Ecco come scegliere. GIORGIO VITTADINI

LaPresse

In questi giorni, gli studenti agli ultimi anni di scuola superiore sono impegnati in iniziative di orientamento in vista della scelta sul percorso da intraprendere dopo la maturità. Con quali criteri i ragazzi affrontano questo momento? Quali paure, o quali certezze covano nel loro animo? Come li si può aiutare?

Un interessante dialogo avvenuto questa settimana con alcuni di loro in una scuola paritaria ha mostrato una radicale trasformazione in atto: l'adolescenza non sembra più quella fase della vita in cui si prendono le distanze dall'ambito di provenienza per cercare proprie strade. Oggi la lotta e la diffidenza dei giovani è innanzitutto nei confronti di se stessi. Per aiutarli, insomma, occorre avere fiducia nel loro cuore e nei segni che la realtà manda loro. Così, saranno i ragazzi a crederci per primi.

Per dare un'idea riporto una sintesi del botta e risposta.

Domanda:  Non ho delle passioni precise, mi piacciono infermieristica e design della moda ma non al punto da dire "faccio quello". In una situazione in cui ho tante scelte tutte "dubbie" come faccio a capire quale strada intraprendere?

Risposta: Non è strano che si possa essere incerti. Non tutti, a quattro anni, giocando al piccolo chimico o all'infermiere capiscono cosa devono fare da grandi! I più lo scoprono pian piano, raccogliendo segnali lungo tutto il percorso scolastico. La cosa importante è cercare di chiarirsi il criterio con cui decidere. Non si capisce in modo idealista, applicando idee a priori, ma cercando sempre di far incontrare ciò che abbiamo nel cuore, le caratteristiche di cui ci ha dotato la nostra particolare natura con quello che capita nella realtà.

Domanda: Ma come faccio a capire che è il cuore veramente a guidarmi? Ho collaborato a una mostra su Dante per l'open day della scuola, e in quei giorni era come se facessi fatica a vivere senza quella attività. Avevo deciso di iscrivermi a lettere moderne, ma ora che quell'amore per Dante sta venendo meno, ho molti dubbi. Ho paura che sia solo una "gasatura" del momento per l'open day.

Risposta: Datti più tempo. E usalo per capire che cosa e perché ti era piaciuto lavorare a quella mostra. Il tempo è un enorme aiuto per distinguere i fuochi di paglia dalle passioni che hanno una prospettiva. La scelta non è un click e richiede tempo. Ma non avviene nemmeno per "illuminazione", cioè non avviene stando con le mani in mano, ma raccogliendo segnali. Quindi, ad esempio, interrogando persone che già lavorano e fanno quei mestieri verso cui la nostra ipotesi è aperta. Ad un certo punto i dilemmi iniziano a sciogliersi perché arriveremo almeno a capire che, ad esempio, l'opzione A è meglio dell'opzione B.

Domanda: Io continuo ad avere perplessità su questo criterio del cuore. Vorrei andare a fare una materia scientifica, ma non ho particolari doti in questo ambito. Se anche seguissi il mio desiderio, ho paura che poi non reggerei la fatica e lo sforzo per riuscire a fare quello che voglio.

Risposta: Questo è un segno ma può non essere il segno definitivo. Non è detto che quello che si fa male al liceo si faccia male all'università. Bisogna capire se questa fatica è strutturale in te o se è legata alle condizioni in cui sei ora. Potrebbe essere che la voglia che hai ti trasformi. Potresti essere il brutto anatroccolo che diventerà cigno. E poi c'è un'altro fattore importante da tenere in considerazione. E' stato stimato che oltre la metà dei lavori che verranno svolti tra vent'anni devono ancora essere inventati e circa il 50% di quelli che conosciamo verrà automatizzato. Questo significa che la scelta del corso di studi rispetto al lavoro che si andrà a fare ha un impatto minore di quanto non lo fosse un tempo e che è più importante maturare quelle capacità trasversali che consentono di acquisire più facilmente nuove conoscenze.

Domanda: Io un sogno nel cuore ce l'ho. Fare l'amministratore delegato di una società di calcio. Ma non c'è una strada precisa per questo lavoro. Per cui non so cosa andare a fare, anche perché non ho altre grandi passioni. Come faccio a seguire il cuore in questo caso?

Risposta. Quella dell'amministratore delegato è già un'indicazione che ci porta nell'ambito economico-imprenditoriale. Però la cosa importante da tener presente è che la realtà non è lì per fregarci, e che, come prima cosa, deve permetterci di portare a casa la pagnotta. Nello stesso tempo però è fondamentale non cancellare mai il desiderio che ci muove e che più facilmente sarà  realizzato in forme diverse da come avevamo immaginato, ma comunque offrendoci sempre la possibilità di cambiare, di crescere, di costruire, per noi e per gli altri. In una parola di avere soddisfazione. Occorre però essere tenaci. Pensate a Enzo Ferrari: non era ingegnere, non era ricco, era un meccanico pilota ed è riuscito, facendo tanta gavetta, a creare la Ferrari. Il lavoro non va più pensato come "posto", ma come un percorso alla fine del quale si può realizzare il proprio desiderio.

Domanda: Ho una grande passione per la letteratura. Studiare bene italiano mi aiuta a studiare bene le altre materie e viceversa. Perciò voglio iscrivermi a lettere moderne. Ma se poi vado a fare lettere e rimango delusa?

Risposta: Il desiderio cala sempre nella vita. Cala e cambia perché fortunatamente la vita è un percorso di continua crescita attraverso cambiamenti. Ma se tu desideri essere felice quando crollerà non ti rassegnerai alla noia o all' insoddisfazione. E invece di continuare a cambiare potrai tornare alla scelta fatta con più forza e realismo.

Domanda: I miei genitori non vogliono che io mi iscriva a una facoltà umanistica perché - dicono - non permette di trovare lavoro. Ma io voglio proprio farla. Cosa devo fare? Più in generale: bisogna ascoltare più il proprio cuore o le opinioni degli altri, soprattutto se sono esperti del settore?

Risposta. Bisogna ascoltare tutti, è un segno di intelligenza e attenzione alla realtà. Ma se poi si finisce per compiere una scelta suggerita da qualcuno senza paragonarla con quello che abbiamo dentro di noi, ci si aliena.

Se qualcuno vi scegliesse il marito o la moglie accettereste? Chiunque può darvi suggerimenti, ma poi questo consiglio va paragonato con la propria esperienza, i propri desideri, le proprie intuizioni. Oggi del resto è quello che è richiesto in un mondo del lavoro e in una società che cambiano continuamente: che uno abbia una personalità autonoma, capace di usare in modo flessibile i propri criteri rispetto ai cambiamenti che la realtà impone. Non servono persone che dicano: ho fatto questo perché me l'hanno detto i miei genitori, i miei amici, gli esperti, le mode…

Domanda: Ho paura di fare la scelta sbagliata. Fino a quanto posso sbagliare? Arriverà un punto in cui non potrò più sbagliare?

Risposta: San Camillo de Lellis prima di diventare santo le ha sbagliate tutte (biscazziere, soldato di ventura, malato con la cancrena) poi si è trovato nell'ospedale degli incurabili e lì ha pensato che poteva occuparsi dei malati. Ha inventato gli ospedali moderni. Gli errori sono fondamentali perché ti aiutano a capire chi sei e cosa desideri veramente. Non dobbiamo avere paura di sbagliare perché sbagliare è il modo migliore per imparare: dopo un errore sei più sapiente. L'unico errore irrimediabile è mettere il talento sotto terra.

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21 novembre 2017 2 21 /11 /novembre /2017 22:15
FEDELTÀ È CAMBIAMENTO
FEDELTÀ È CAMBIAMENTO

La fedeltà e il cambiamento, a prima vista, sembrano indicare due modi di essere troppo differenti per risultare  componibili . Ma se la fedeltà è il modo di rispettare la propria e l’altrui dignità, se traduce l’originaria apertura alla verità, al bello e al bene, diventa subito chiaro che la fedeltà richiede un cambiamento: per essere noi stessi  in maniera sempre più compiuta  chiediamo a noi stessi di cambiare. Anche se viviamo in un contesto in cui tutto sembra orientare verso il pensiero unico, l’egualitarismo indifferenziato , le mode comportamentali e valutative, le necessità imposte dalla tecnocrazia, è ancora percepita da molti l’originaria dignità di ogni persona al punto che proprio il rispetto della propria dignità e grandezza chiede un non adeguamento, una differenziazione dal pensiero dominante, chiede una voce fuori dal coro, un’azione differente.

Ecco perché fedeltà È cambiamento. È in forza della fedeltà alla grandezza e intangibilità di ogni essere umano che non è accettabile l’alto tasso di disoccupazione, un modello di crescita economica che fa aumentare il numero dei poveri, una sanità che cura di più e meglio di chi ha soldi, l’eccesso di individualismo, una finta democrazia che vive senza la partecipazione dei cittadini. E’ necessario sostenere un cambiamento di rotta del sistema economico: non sono gli uomini che devono adattarsi all’attuale sistema economico finanziario, ma è il sistema economico finanziario che deve cambiare per non offendere la dignità di coloro che sono condannati alla povertà, alla miseria e a diventare uno scarto della società. Peraltro anche molti di coloro che vivono in condizioni economiche dignitose percepiscono che c’è qualcosa che non va; si trovano di fronte ad un’anomalia che rende pesante la loro vita:  aumentano i beni materiali ma la felicità e la soddisfazione di vivere diminuisce.

La fedeltà è un concetto dinamico che rifiuta immobilità, ripetitività e stanca continuità. Essa mette in circuito la dimensione originaria dell’amore e della vita che ci sfida a fare ciò che ancora non è stato fatto e a cambiare tutto ciò che è fatto male. Fedeltà è tornare alle origini e comporta sempre un cambiamento perché all’origine la vera forza è sempre una ispirazione, una vision, un sogno coltivato e sviluppato per incrementare ciò che fa bene all’uomo. Fedeltà è cambiamento significa che non si guarda solo indietro, non ci si guarda solo attorno, ma si guarda in avanti. Fedeltà è apertura a tutto ciò che ancora non c’è: il domani sarà certamente un dono se già da oggi in noi c’è uno spazio libero per ciò che ancora non c’è. La fedeltà si coniuga bene con il nuovo perché è il segreto per non perdersi pur muovendosi in terreni sconosciuti.

Il settimo festival della dottrina sociale evidenzierà queste idee diventando casa per tutti quelli che credono nel cambiamento. Inoltre offrirà l’opportunità per stabilire relazioni significative con tutti quelli che già stanno realizzando qualcosa di positivo nel loro ambito di vita: scuola, lavoro,  salute, giustizia, economia, sviluppo, fede, educazione, territorio.
Il programma è in costruzione: sulle news si potranno seguire gli sviluppi.

Don Adriano

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4 gennaio 2017 3 04 /01 /gennaio /2017 21:53

DOPO UN MESE DI PERMANENZA I MADAGASCAR CRISTINA UNA DELLE MIE NIPOTI CI RACCONTA QUESTI PRIMI GIORNI DELLA SUA NUOVA ESPERIENZA . CHE DIRE?...

 

Ciao a tutti!
Eccomi qui, a distanza di un mese dagli ultimi saluti in aeroporto, per cercare qualche parola che provi a descrivere quello che ho vissuto e assaporato finora. Sarà dura! Vi scrivo dall'amaca della veranda (chi è passato di qui e si è seduto anche solo per un attimo sa come si sta bene!) in un pomeriggio abbastanza caldo, ma neanche troppo, con le voci dei bimbi più piccoli che si alternano ai versi di anatre, oche e galline ed al rumore dei lecci che cadono sul tetto di lamiera.Ripenso ai primi giorni in questa terra, ai tantissimi villaggi e paesaggi che ho attraversato per raggiungere Ampa… non riuscivo a staccare gli occhi dalle immagini oltre il vetro.

A cominciare da quello rotondo dell'aereo: ho visto un’alba stupenda, con dei colori bellissimi, delicati…ed ho ringraziato il Signore per accompagnarmi sempre nel modo migliore e che non mi aspetto, sorprendendomi. Qui si sbizzarrisce proprio con i colori! Le risaie verdi con le donne chine sotto il sole e i piedi immersi; i banchetti di banane, lecci, carne, pentole, denti, scarpe… affollati di persone; le foreste con gli alberi di Ravinala che si aprono; il cielo azzurrissimo e senza nuvole… e tanto altro. Ho provato a scattare qualche foto, ma è impossibile trasmettere questa luce, questi suoni, questi odori… qui ti entrano dentro.I panorami sono mozzafiato, ma ciò che amo di più sono i dettagli: donne che trasportano mattoni sulla testa, bimbi che giocano in acqua o fanno pascolare gli zebù, sorrisi, pianti, occhi speranzosi nel momento in cui la macchina si ferma di fronte ai banchetti e Don Giovanni scende per comprare qualcosa… sono tanti i contrasti qui. C'è vita. Ricordo ancora, nel viaggio da Tanà ad Ambositra, di quando ci siamo fermati ad un banchetto di frutta e, mentre il Mompera (Don Giovanni) sceglieva le pesche, una donna anziana ha sussultato per un tuono. È stata così spontanea che sono scoppiata a ridere e lei con me, è stato bello essere lì insieme in quel momento.

E poi c'è l'Oceano Indiano. Wow. È qualcosa di indescrivibile, una distesa enorme di fronte al quale di senti minuscolo, ma così amato. Ad Analabé, invece, durante la Messa in una piccola chiesa molto semplice, ho sentito come il Signore non abbandona mai l’uomo, se è disposto ad aprire il cuore e rivestirsi di luce. E’ bello aver iniziato l’Avvento qui, come se fossi arrivata per vivere insieme a questo popolo l’attesa di Gesù.

Ed ora, eccomi qui, ad Ampa...È difficile trovare parole per descriverla. C'è tanta sofferenza: ogni giorno ci sono famiglie che percorrono kilometri a piedi per accompagnare un parente malato, persone che arrivano sole e ferite e nessuno sa cosa sia successo, molti bimbi con la malaria in forma grave e non c'è il sangue per la trasfusione… le brutte notizie sembrano non finire mai.

Eppure c'è anche tanta bellezza: ogni lunedì e venerdì mattina la giornata inizia pregando tutti insieme (pazienti, familiari e personale sanitario), le suore della casa di carità hanno accolto un bimbo denutrito di nome Tolotra (in malgascio "Dono") che ora cresce sereno e si preoccupano di dare da mangiare ai pazienti soli, non assistiti dalle famiglie… ed altri piccoli semi di bene.Pian piano anche io sto entrando a piccoli passi nella vita di Ampa, ascoltando ed osservando tanto chi mi è accanto.

Alba è stata molto importante in questo primo periodo, accogliendomi e accompagnandomi, ed è un peccato sia già partita per tornare in Italia. Per fortuna è rimasta Anna…con lei riesco a condividere le fatiche e le difficoltà, insieme ai momenti belli in cui mi fa morir dal ridere!  In questi giorni ci stiamo preparando al Natale… ieri abbiamo fatto il presepe in cappella e oggi le Masere (suore) ci hanno insegnato a fare i cappelletti! Che ridere! Con loro sto bene, sono dolci e addirittura dicono la compieta in italiano per aiutarci nella preghiera. È vero, è bello rivolgersi al Signore con parole che sento un po' meno straniere… e credo sia ancora più bello incontrarlo negli occhi di Tolotra che cercano i tuoi e sorridono, nelle mani delle Masere che lavorano senza sosta con umiltà, nell'applauso dei malati di tubercolosi nei confronti di un paziente guarito.

 


Tanti auguri di Buon Natale e felice anno nuovo a tutti voi.
Spero di cuore siano dei bei giorni di festa.


A presto! Cris

Nella prima foto vi sorride una bimba che si rinfresca in un fiume e nella seconda si vede una donna china in una risaia. Poi Masera Philippine, Masera Sylvie, Anna, io e Mena che ci divertiamo con i cappelletti ed infine un ospite della casa di carità di Fianarantsoa… Spero vi piacciano!

Copertina

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31 dicembre 2016 6 31 /12 /dicembre /2016 15:25
E CHE  IL 2017 SIA

Credo che non ci siano più anni belli e anni brutti

credo ci siano anni vissuti bene e altri vissuti male....

ma sono sempre parte di noi sono anni in cui nel bene o nel male

siamo cresciuti e dove ne è valsa comunque la pena viverli...

Ora si spera sempre che l'anno che verrà sia migliore di quello

passato ma alla fine sarà sempre un anno in più che avremo avuto

l'onore di vivere perché non tutti abbiamo questa fortuna...

Quindi auguro a tutti di vivere semplicemente e con tutto l'amore

che abbiamo nel cuore un altro nuovo anno....

e quel che sarà sarà! !!

AUGURI  A  TUTTI

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31 maggio 2016 2 31 /05 /maggio /2016 23:41
Salvare il seme
Salvare il seme

DI Autori vari

 

di Giovanni Guareschi

 

 

 

Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.

 

“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pu­dore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.

 

Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più, ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomi­ni di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini di ogni razza, di ogni estrazione, d’ogni cultura”.

 

da Giovannino Guareschi, Don Camillo e don Chichì, in Tutto Don Camillo. Mondo piccolo, II, BUR, Milano, 2008, pp. 3114-311

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13 maggio 2016 5 13 /05 /maggio /2016 23:46
EDUCARE  NELL'ERA  DIGITALE
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13 maggio 2016 5 13 /05 /maggio /2016 23:39
SPETTACOLO  DEI RAGAZZI DI TERZA MEDIA DELL'UNITA' PASTORALE OSCAR ROMERO

SPETTACOLO DEI RAGAZZI DI TERZA MEDIA DELL'UNITA' PASTORALE OSCAR ROMERO

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26 marzo 2016 6 26 /03 /marzo /2016 16:05

 

 

Risorgere è  ricominciare.

Un lenzuolo lasciato,

una speranza che nasce

come dopo ogni delusione e sconfitta.

Rinascere è risorgere sempre,

senza che esista mai la parola fine.

Perchè ogni gesto d'amore 

anche finito male 

ha avuto senso viverlo .

 

 

Buna Pasqua 

 

 

BUONA  PASQUA
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31 dicembre 2015 4 31 /12 /dicembre /2015 19:33
Auguri di un buon 2016
 
Che sia un anno di buone cose,di cose speciali ma
anche di cose normali. Tanti tanti tantissimi
auguri

 

Auguri di un buon 2016 .Che sia un anno di cose buone di cose speciali e di cose normali.Tanti tanti Auguri Artemio Orlandini

I Migliori auguri di un buon 2016
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Presentazione

  • : IL PUNZECCHIATORE
  • : ....oggi come oggi si tende a non esprimere pubblicamente le proprie idee per non urtare la sensibilità dell'altro,questo alla lunga può far perdere la propria identità ad un intera generazione. A.O
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